Quando 07/05/2022 - 31/05/2022  0:00

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Cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini e quarantasette anni senza di lui. L’arte lo ricorda con “Pasolini 22-22”, una mostra collettiva di artisti spagnoli e italiani sponsorizzata in Italia dal Giffoni Film Festival, dalla Fondazione Meeting del Mare e in Spagna dalla Fondazione Paurides di Elda. La rassegna è curata da Carlos Salas, docente all’Università di Murcia e alla “Murcia School of Art”. Gli artisti partecipanti sono: Enzo Trepiccione, Salvador Torres, Cesare Serafino, Manuel Pérez, Lucio Afeltra, Virginia Bernal, Carlo de Lucia, Luz Bañón, Vittorio Vanacore, Kraser, Claudia Buttignol, Alejandro Torres, Simon Ostan Simone e Deborah Napolitano.

Pasolini è stato un intellettuale, ancora moderno, poliedrico e con tante sfaccettature, almeno quante sono state le espressioni con cui si è rapportato: il cinema, la poesia, la narrativa, il teatro e fu anche attento osservatore della società non soltanto italiana della sua breve stagione. Ne fu un severo critico. Con questa sua infaticabile presenza creativa mostrava un incontenibile vitalismo. «Il segno che ha dominato tutto il mio lavoro – scriveva – è questo desiderio di vita, questo sentimento di esclusione, che non diminuisce, ma anzi aumenta l’amore per la vita.» Ricordando queste sue parole, Carlos Salas ha presentato la mostra che parte da Murcia per poi essere offerta in altre città italiane.  «Lo scopo di questa mostra – ha spiega – è quello di contribuire a questo anniversario, rendendo omaggio al creatore attraverso il lavoro di altri creatori. Diversi artisti, sia spagnoli che italiani, forniscono una serie di opere di varie discipline realizzate appositamente per l’occasione.»

Proprio perché variegata è stata la voce del poeta Pasolini, varie sono le esperienze degli artisti in mostra per rappresentarlo. A partie da Alejandro Torres che si sofferma sul suo ultimo film, “Saló o le 120 giornate di Sodoma”, pesante denuncia del fascismo. Con il ritratto che fa di Pasolini, porta lo spettatore in un territorio ricco di metafore e immagini potenti. Deborah Napolitano trasforma l’innocente gioco della campana in una  croce sacrificale, ad indicare la passione di Pasolini fatta di una vitale creatività dolorosa. La sua Medea, è mostrata da Manuel Pérez in un grande primo piano di Maria Callas che la interpretò. Altre due pellicole importanti, “I racconti di Canterbury” ed “Uccellacci ed uccellini”, sono intese in chiave metaforica da Virginia Bernal e Salvador Torres.  Enzo Trepiccione interpreta Pasolini con una esplosione di colore e la sua opera si anima di personaggi, come le figure doloranti che furono quei suoi ragazzi di vita o di borgata. Luz Bañón rende omaggio alla regista dal suo campo di gioco, quello dell’immagine in movimento. Le sagome che popolano le immagini create da Carlo de Lucia si comportano come ombre sottili capaci di interpretare, nella loro semplicità ma con potente attrazione, due dei drammi più intensi di Pasolini: il film “Accattone” e la tragedia “Affabulazione”. Simon Ostan Simone trasforma “Le ceneri di Gramsci” in un dittico con due incudini rosse che si fronteggiano, come i versi che compongono la suddetta raccolta di poesie. Claudia Buttignol riscrive le stesse parole di Pasolini su una coperta, grigia e opaca, trattata come fosse un muro. La mitologia greco-romana e l’arte classica prendono forma nella Venere in marmo dipinta da Kraser. La sua figura è delineata su uno sfondo rosso e invadente, che si trasforma in un’immagine inquietante richiamando “Saló o le 120 giornate di Sodoma”. Cesare Serafino si avvicina al Pasolini più intimo e poetico, con la campagna friulana a fare da sfondo, in alcuni delicati disegni dove personaggi e oggetti si intrecciano come fosse una dissolvenza incrociata. Infine, sia Lucio Afeltra che Vittorio Vanacore ricorrono all’astrazione per finire di testimoniare la varietà di tecniche, stili e prospettive con cui gli artisti che si riuniscono in questa mostra riflettono su Pasolini e sulla sua enorme eredità.

Questa mostra si svolge nella città di Murcia, in particolare nel Centro Culturale Puertas de Castilla, dipendente dall’Area delle Arti Plastiche del Comune di Murcia, dove rimarrà fino al 30 giugno. Successivamente, la mostra sarà in Italia.