Andrea Santarlasci, In segreto, 2019, courtesy l'artista RID
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Quando
14/12/2019 - 09/02/2020
ora 18:00 - 20:30

Dove
Casa Masaccio

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“Ogni luogo cela in sé immagini invisibili ma concrete, segreti che possono essere condivisi senza essere disvelati”

Andrea Santarlasci

 

La morte potrebbe essere quell’enigma, quel mistero che inevitabilmente ci rinvia alla vita, ma la vita, con i suoi segni ineffabili ma profondi, con la sua caducità, non cessa di rinviarci a quell’enigma, a quel mistero che chiamiamo morte, che ci accompagna sotterraneamente in tutta la nostra esistenza”

Andrea Santarlasci

 

 

“E’ il luogo che suggerisce, che in qualche modo genera l’opera…” ha scritto Andrea Santarlasci, una riflessione che introduce in maniera adeguata ad una esposizione complessa dove si esplorano valenze introspettive e relazionali, e che ruota attorno ad una installazione extra muros: Le nostre invisibili memorie, 2019, realizzata dall’artista nello spazio seminterrato di Palazzo Corboli (sede della Biblioteca Comunale), individuato e scelto dopo una visita alla città di San Giovanni Valdarno. Il luogo, solitamente inaccessibile e interdetto al pubblico, una stanza segreta che custodisce i reperti dello scavo archeologico (macerie, ceramiche e resti umani) che ha coinvolto l’edificio di Palazzo d’Arnolfo e le sue adiacenze, sarà parzialmente disvelato attraverso l’intervento site-specific incentrato sul tema della morte e del dolore, capace di attivare riflessioni e meditazioni sui motivi antropologici e sociali della storia della città. Nell’opera frammenti e oggetti emersi dagli scavi permettono una riflessione sul tessuto sociale del luogo e divengono portatori di aspetti enigmatici, generando una meditazione che induce a oltrepassare il nostro consueto stato di coscienza.

L’esposizione prosegue a Casa Masaccio, attraverso un percorso articolato da diverse opere che include l’inedita installazione: L’altra luce del giorno, 2019, che attraverso una presenza- assenza crea una simultaneità di tempi in un’unica visione, un sottile richiamo e omaggio teorico al Tributo di Masaccio. Un grande frammento di tronco eroso con le radici, un albero reciso, posto sorprendentemente in bilico ed in equilibrio, una massa sospesa che poggia esclusivamente su una cuspide della radice, dal tronco si proietta una sorta di ombra, l’immagine completa dell’albero con le sue ramificazioni e le sue foglie. Il contrasto tra l’assenza materiale della parte superiore dell’albero e la completa presenza nell’immagine virtuale attiva un cortocircuito temporale, come dichiara l’artista: “qui si fonde un prima e un dopo: una simultaneità di tempi, una compresenza tra ciò che è stato e ciò che diverrà. L’installazione potrebbe evocare anche tutta la fragilità della vita con i suoi eventi tragici, umani e non-umani, attraverso la mutilazione e i motivi dell’assenza che sondano anche suggestioni di una diversa ‘razionalità’ ”.

Saranno inoltre proposte opere, passate e recenti, che rinviano comunque alle suggestioni e ai temi di questo percorso espositivo: oggetti-scultura, fotografie ed acquarelli nei quali appaiono scritte che si sdoppiano, si rovesciano, si rompono o svaniscono, poste in sospensione sui vetri contenuti all’interno delle cornici. Citazioni filosofiche scelte dai frammenti di Eraclito, termini chiave della filosofia come Thauma e Aletheia oltre a parole tratte dalla letteratura classica come Lacrimae, fino ad alcune frasi riprese da scritti dell’artista stesso, in un continuo richiamo tra la scrittura e la sua ombra, tra immagine visuale e presenza testuale, da leggere spesso nel loro fondo enigmatico, rimandano alla poliedricità della pratica di Santarlasci e al suo doppio scavo nella lettura del flusso di diversi paradossi temporali.

All’ultimo piano di Casa Masaccio sarà proposta un’istallazione/performance: Le immagini invisibili dei luoghi, 2019, creata per l’occasione, una porzione di labirinto costituita da lamiere metalliche, traforate e traguardabili, che al suo centro crea uno spazio chiuso e invalicabile fisicamente, ma non dallo guardo, dove una lettrice- performer, con una fioca fiamma in mano, recita alcuni frammenti di testi scritti dall’artista che evocano e inducono un percorso ed una meditazione sulle immagini invisibili, ma concrete dei luoghi capaci di suscitare riflessioni su questioni esistenziali, sociali e antropologiche, colte in una dimensione individuale e collettiva, che evocano i legami intessuti di un altro segreto che non ci è dato rivelare, ma che possiamo certamente sempre condividere: “la figura più seducente per quest’altro segreto sarebbe la morte, ciò che ha rapporto con la morte, ciò che la morte porta con sé – e che dunque è la vita stessa” [1].

 

Progetto realizzato nell’ambito di Toscanaincontemporanea2019.

Con il generoso contributo di Fondazione Oelle, Catania.

[1]Jacques Derrida, Maurizio Ferraris, Il gusto del segreto, Roma, Laterza, 1997, p. 52.

 

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