TACCUINI D’ARTISTA

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Quando
08/05/2018 - 22/05/2018
ora 17:00

Dove
MOVIMENTO APERTO

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Inaugurazione martedì 8 maggio 2018, ore 17.00

La mostra rimarrà aperta fino al giorno 22 maggio 2018 il lunedì e il martedì dalle ore 17.00 alle ore 19.00,
il venerdì dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e su appuntamento.

Movimento Aperto – Via Duomo 290/c Napoli

Taccuini d’artista di:

Bruno Aller, Elio Alfano, Anna Maria Angelucci, Carlo Ambrosoli, Maria Cristina Antonini, Vincenzo Aulitto, Antonio Barbagallo, Rosetta Berardi, Antonio Baglivo, Luciano Benini Sforza, Claudia Bellocchi, Tomaso Binga, Michiel Blumenthal, Carlo Bugli, Antonio Carbone, Giovanni Castaldi, Elettra Cipriani, Laura De Carli, Adriana Del Vento, Lucia Di Miceli, Gabriella Di Trani, Luigi Domenicucci, Giovanna Donnarumma, Marisa Facchinetti, Fernanda Fedi, Daniele Ferroni, Giovanni Fontana, Gianbattista Fonti, Gennaro Ippolito, Mario Lanzione, Gianleonardo Latini, Silvana Leonardi, Francesco Lucrezi, Mario Lunetta, Giorgio Moio, Mattia Morelli, Carlo Oberti, Peppe Pappa, Beatrice Pasquet, Adriana Pignataro, Lamberto Pignotti, Antonio Raucci, Maria Teresa Romitelli, Giovanni Ruggiero, Lucia Sapienza,Eugenia Serafini, Grazia Sernia, Ilia Tufano, Vittorio Vanacore,Piero Varroni, Oriano Zampieri.

APPUNTI PER UNA FENOMENOLOGIA DEI TACCUINI

Francesco Muzzioli

Un taccuino non è altro che un portatile di prima generazione. Come dimensioni si può dire che sia tra uno smartphone e un tablet. È superato? Sì e no. La mostra dimostra che è molto più malleabile.

Un taccuino è fatto per la tasca. Non si sa mai che non venga-in-mente l’idea.Quando viene, dobbiamo essere pronti a fissarla. E il taccuino è pronto all’uso inmen che non si dica, forse più di quanto non sia un minicomputer. Ma insomma, comunque sia, il taccuino, quindi, è legato all’eventualità. Per questo deve avere sempre dello spazio disponibile. Deve essere almeno parzialmente vuoto.

Non si sa mai quando l’idea viene-in-mente. Quindi il taccuino – come del resto an- che l’origine della vita e forse del cosmo – è legato al caso. Solo successivamentel’idea, che sarà stata fissata sul suo supporto materiale, entrerà a far parte di unprogetto. Sempre che ci arrivi. Si tratta dunque di una condizione transitoria.

Appunto l’appunto. Questo stesso scritto non procede diversamente.

C’è un rapporto tra il taccuino e la cosiddetta ispirazione? Sì e no. Sì, se intendia- mo ispirazione come il venir-in-mente dell’idea: in tal caso il taccuino si presta bene ad ospitarla e a farla decantare. No, se intendiamo Ispirazione con la maiuscola,come una parola divina che soffia attraverso l’artista: in questo secondo caso l’Idea(anch’essa aureolata di maiuscola) disdegna il taccuino, vuole subito senza indugipassare all’Opera. Si rifiuta di decantare, vuole immediatamente cantare. Da ciò si deduce che sul taccuino aleggia implicitamente uno spirito critico, inviso alla concezione mistica dell’arte.

Da quanto si è detto: il taccuino è allora la sede di una istanza provvisoria, in attesadi verifica.

È il luogo di una precarietà. Lo spunto che vi è fissato, infatti, può venire ripresooppure no. Se non viene ripreso resta nel limbo dell’irrealizzato. La precarietà è davvero propria della forma-taccuino: tanto che le sue pagine – in qualsiasi modo il taccuino sia concepito – sono separabili, sia che le tenga insieme una spirale, sia che una linea segmentata ne preveda il distacco, lo strappo. È dunque pronto ad accogliere materiali solo occasionalmente e momentaneamente costituenti un insieme.

Il taccuino, dunque, ha un ruolo di mediazione. È la sede di un momento preparato- rio. Non è ancora l’Opera, sebbene possa diventarlo. La maiuscola gli manca e con essa la presunzione del Valore Assoluto. La sua dimensione – molto più terrena – è quella della caducità. Più che Opera, gli si addice il termine testo.

Riassumendo: molteplicità disorganica, insieme eterogeneo. Questi sembrano es- sere i caratteri della forma-taccuino.

Il taccuino perciò si accorda perfettamente con l’esperienza moderna, con la sua molteplicità di stimoli non di rado contraddittori e con la sua frammentarietà costi- tutiva.

Si dà il caso che alcuni grandi sismografi della modernità si trovino dispersi in sortadi taccuini. Lo Zibaldone di Leopardi, i Quaderni del carcere di Gramsci, i Passag- gi di Parigi di Benjamin. Raccolti in libro solo successivamente, questi insiemi di foglietti fortunosamente sopravvissuti alla dispersione sono in grado di introdurci nella condizione-modernità proprio perché il loro stesso stato è rimasto al gradoincoativo, del non finito e non sistematizzato. Da essi emana il suggestivo aromadell’anarchia caotica del pensiero.

Il taccuino si offre a diverse modalità, può ospitare con uguale comodità sia l’arte figurativa che la scrittura. È un luogo eccellente per ribadire il legame delle arti, ilrapporto di interdisciplinarietà, anzi piuttosto di intersemiosi. Non di semplice som-ma: è opportuno che il rapporto significhi l’apertura dei relativi codici. Che le arti simettano in gioco.

Si tratta di verificare una convergenza, un chiasma. Da un lato della scrittura ver-so l’immagine (procedimenti già in antico chiamati “figure”, lato iconico, allegorie, ecc.); dall’altro dell’immagine verso la scrittura (considerandola “scrittura visiva”,da segmentare e da leggere).

Possiamo parlare anche di mescolanza, ibrido, contaminazione, ecc. Le punte del Novecento ci hanno indicato queste strade…

Da interpretare con una semiotica “integrale”, su qualunque supporto materiale,con qualunque tecnica, che legga il messaggio polisenso anche nella sua istanza utopica (la convergenza delle arti essendo un invito implicito alla realizzazione di tutte le facoltà). Che l’anarchia caotica del taccuino abbia a che fare con l’aspira- zione alla autentica libertà?

Beninteso che l’interdisciplinare deve essere accompagnato dall’indisciplinato. I taccuini in mostra ne fanno di tutti i colori. Si va verso l’uscita dagli steccati prede-finiti dei generi. Uscire da tutti i generi in favore di tutte le diversità.

Taccuini e sconfinamenti: a conferma del valore positivo del “non essere ciò che si dovrebbe essere”. Ci sono bellissimi taccuini che non sembrano nemmeno tac- cuini…

La mostra dimostra che la forma-taccuino può essere reinterpretata in tanti modi, con i materiali più disparati e nelle modalità più impreviste, a conferma di quellamalleabilità che dicevo nelle prime note. Con grande fantasia: a riprova che l’arte ha a che fare con l’immaginazione e deve operare per sottrarre all’impoverimento dell’omologazione l’immaginario di tutti.