La mimesi nella pittura di Giovanni Cristini

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20/05/2017 - 24/06/2017
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La mostra, a cura di Andrea Barretta, coglie il lavoro svolto da Cristini sul tema della natura verso nuove sperimentazioni in un percorso artistico rivolto alle coordinate estetiche della realtà da cui attinge la tradizione nello stile proprio che potenzia in una pittura in contraddizione con l’arte concettuale contemporanea.

Giovanni Cristini nasce a Iseo, in provincia di Brescia, il 27 ottobre 1970. Il padre, Giuseppe (1946 – 2014), artista di professione, si afferma come pittore di falsi d’autore, dopo aver frequentato l’Accademia di Brera e aver insegnato storia dell’arte. Da qui, come figlio d’arte, la decisione di assegnare alla pittura un ruolo nella sua vita, nel suo studio-laboratorio tra le montagne bresciane della Valle Camonica. E se per oltre vent’anni ha respirato in casa la grande arte attraverso le riproduzioni del padre, questo gli ha anche dato l’occasione d’incontrare a mostre internazionali numerosi personaggi del mondo dello spettacolo e non solo, da Gianni Agnelli a Philippe Leroy, da Dini a Sordi, e da Ginevra a Montecarlo a New York, da Londra a Parigi, o da Amsterdam a Tokio, respirando aria di grandi mostre tra personali e collettive che lo hanno portato a frequentare l’arte percorrendone la storia in una sorta di corso accelerato per immagini.

Cristini – scrive il critico d’arte e curatore Andrea Barretta – definisce la sua passione per il disegno che sopravanza come segno di base nella sua produzione, e nella percezione di un chiaro riferimento all’arte figurativa. Anzi. Una pittura singolare che qualcuno definirebbe d’altri tempi, che vuole riprodurre dal vero più che affidarsi all’immaginazione, ma riesce a trasformare la realtà in un prospetto della condizione umana e in misure diverse nel descriverla. Così come resta la sua capacità di costruire con facilità il ritratto, tra nudi femminili e ballerine in preparazione a leggiadre danze, soffermandosi sulle forme, in modo da rilevarne e trasmettere la loro austera presenza nella quotidiana ricerca della bellezza. E parte da qui per giungere all’approccio con quei canoni basati sulla consonanza senza però l’assillo della compiutezza in leziose rimembranze, ma ricercando una descrizione della perfezione come nel paradigma della grazia avanzato dal romanticismo.

I consensi non tardano ad arrivare, non soltanto in rapporti interpersonali bensì nelle presenze a esposizioni nel suo studio, in una sorta di galleria privata, in quell’aprirsi per ospitare nel proprio laboratorio che diventa non soltanto il luogo della pratica ma dell’elaborazione d’idee nella corrispondenza con l’arte. Accadimenti che spingono Giovanni Cristini a dedicarsi alla pittura nel desiderio di realizzarsi, come in uno specchio in cui porsi in complementarietà con la natura nel generare impasti materici in cui sedimentare strutturazioni coloristiche, tra densità di volumi e atmosfere rarefatte di una fecondità meditativa.

Un momento per rinviare sull’attuale deriva culturale, per entrare nella giusta entità dei valori, riscontrabili, scrive Alessandro Pizzamiglio, nel suo “profondo legame con la terra natia, da dove trae l’energia e il mistero della sua arte, nella profondità del lago d’Iseo e i panorami mozzafiato in cui è cresciuto”.